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Leadership trasformazionale e transazionale: come funzionano

Che cosa sono e quali sono i comportamenti e le differenze che li rendono unici e ben distinti.

Il carisma di un leader e il suo rapporto con i collaboratori è un fattore fondamentale. Per questo, di seguito, andremo ad analizzare i concetti di leadership transazionale e trasformazionale. Sono due diverse tipologie di approccio agli antipodi, che possono così avere riflessi differenti partendo dalla stessa struttura organizzativa.

Nel primo caso si tende ad avere una predisposizione più conservativa nel rispetto delle dinamiche che sono già vigenti nell’organizzazione. Nel secondo invece vi è un vero e proprio intervento evolutivo che può anche portare a una modifica delle regole in corso d’opera.

La leadership transazionale: su cosa si basa

In questo caso abbiamo un leader e i suoi collaboratori, pronti a diventare agenti di negoziazione: il loro scopo è quello di aumentare il livello della propria posizione relativa. Vi è un profondo interesse, da parte dei collaboratori, di compiacere le richieste del leader, il quale risponderà con una ricompensa. Quest’ultima può essere di tipo economico o psicologico.

Alla base di questa leadership vi sono 3 caratteristiche specifiche:

  1. I comportamenti che ottengono ricompensa, potranno persistere nel tempo, e tutto ciò che viene considerato non produttivo è abbandonato;
  2. Ogni scelta è influenzata da obiettivi che portano le persone a comportarsi in modo razionale per arrivare al proprio scopo;
  3. Le norme di reciprocità sono alla base di buone relazioni di scambio.

Per questo motivo quando ci si trova di fronte a un leader transazionale, si noterà che il suo stile prevede l’uso di ricompense contingenti, associate alle buone performance. Inoltre il leader agisce andando a modificare eventuali performance non soddisfacenti, in particolare quando non vengono rispettati gli standard.

La leadership trasformazionale: cos’è e come funziona

La leadership trasformazionale punta tutto sui valori, sull’autostima, ma anche sulla fiducia e sull’impatto motivazionale. Ciò significa che un leader in questo caso si affida a un attento processo di scambio, ma è completamente diverso il modo in cui si realizza. La vera differenza?

Se nella leadership precedente si lavora sul contesto dell’interesse dei follower, nel caso della trasformazionale si vuole cambiare il contesto. Lo scopo è quello di utilizzare le abilità di un leader per far aumentare la coscienza dei collaboratori, che faranno affidamento ai loro ideali e valori. Tutto ciò accade perché il leader trasformazionale mostra un certo carisma e dovrà tenere comportamenti particolari che elenchiamo qui sotto:

  1. Sfrutta il suo carisma per poter creare uno speciale legame con i collaboratori, ed è capace di creare al meglio una visione del lavoro che identifica al meglio il suo gruppo lavorativo;
  2. Sa inoltre creare massime aspettative, e usa un linguaggio semplice ma efficace per poter comunicare le sue idee più importanti;
  3. E’ capace di consigliare, seguire e delegare, trattando ogni collaboratore in modo individuale;
  4. Sviluppa il potenziale di ogni persona che lavora al suo fianco;
  5. Spinge i collaboratori a sviluppare nuovi modi di pensare, stimolando la creatività e l’innovazione di fronte a eventuali problematiche da superare.

In base a quanto è stato analizzato da diversi studi non vi è un modo migliore o peggiore, ma i dati parlano chiaro. La leadership trasformazionale permettono di ottenere performance più elevate, poiché vi è massimo coinvolgimento del team e soddisfazione alle stelle.

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