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Cosa esportare in Romania: analisi di un mercato in via di sviluppo

Costruzioni, energia, abbigliamento e alimentare: ecco in che modo investire in terra rumena.

La Romania è una di quelle realtà che si è posta una serie di importanti obiettivi di crescita per il periodo che va dal 2015 al 2035. Parliamo per esempio della fornitura di energia, della voglia di occuparsi della competitività economica, contenere i prezzi per renderli abbordabili per i consumatori finali.Ultimo ma non meno importante è lo step che porta alla protezione dell’ambiente, tenendo alla larga (o riducendo al minimo) gli effetti dei cambiamenti climatici. Ma questo non è tutto: vi sono diversi settori interessanti per chiunque voglia operare su un mercato che ha tantissimi margini di sviluppo. In questo articolo andremo ad analizzare cosa esportare in Romania, partendo da pochi ma semplici settori:

  • Prodotti alimentari
  • Energia elettrica e gas;
  • Abbigliamento;
  • Costruzioni e macchinari.

Cosa esportare: in Romania si parte dai prodotti alimentari

Il primo semestre del 2017 ci aveva già rivelato che l’Italia era il 5° Paese a fornire alimentari alla Romania, per un valore di 248,5 milioni di euro di prodotti esportati. Chiaramente si parte da prodotti di largo consumo, come ortofrutticoli, ma soprattutto carni e pasta. Si passano poi agli ingredienti che hanno un valore molto più alto, come i nostri vini, i dolci, gli agrumi in succhi, l’olio e il caffè. Se da un lato però il made in Italy ha già ottenuto il titolo di “ottima qualità”, è anche vero che i prezzi sono troppo per un consumatore medio romeno.

Vi sono però importanti nicchie di mercato occupate da ristoranti italiani, che sono in grande aumento, così così sembrano crescere gli acquirenti locali nei maggiori centri urbani. Ecco perché è bene pensare che a prescindere dai costi per il singolo, i prodotti alimentari continueranno ad avere largo consumo in Romania. Ed è certo che verranno serviti al pubblico anche attraverso veri esperti della gastronomia all’estero. Non avendo ancora maturato una sufficiente cultura alimentare, è facile riuscire a trovare la giusta via per affermarsi sul territorio.

Energia elettrica e gas (senza dimenticare le fonti rinnovabili)

Altro settore su cui puntare quando ci si chiede che cosa esportare in Romania? L’energia, perché sono previste una serie di realizzazioni di unità produttive per 7.300 MW, così da chiudere quelle obsolete. Per il periodo che va dal 2014 – 2020 è previsto uno stanziamento di quasi 245 milioni di euro. Si potrà puntare sulla crescita e sull’installazione di fonti rinnovabili di energia elettrica e termica, oltre a promuovere l’uso di energia elettrica e termica. La Romania apre quindi alle aziende italiane che sono attive fornitrici di materiali, ma anche di servizi e impianti, oppure di sistemi per la realizzazione di realtà produttive di energia.

La Legge sull’energia rinnovabile firmata dal governo, prevede benefici rivolti per tutti gli operatori che vogliono investire, andando a raggiungere importanti obiettivi. Si tratta di un sistema che si occupa di energia prodotta da rinnovabili e si applica all’elettrica che è prodotta da:

  • Eolico;
  • Solare;
  • Idro prodotta da centrali (inferiore a 10 MW di potenza);
  • Biomassa, biogas e bioliquidi;
  • Trasformazione del gas da residui.

Abbigliamento: cosa esportare in Romania

I romeni, in base a una serie di dati registrati da diverse analisi, spendono una media di 2,5 miliardi di euro per calzature e vestiti. A dirlo è un report di Euromonitor International, secondo il quale è importante aumentare in modo costante il mercato fashion, per arrivare a 4,2 miliardi di euro nel 2020. Vi sono due nette fazioni in questo caso: da un lato i giovani benestanti che risiedono nelle città grandi e amano la qualità, le marche e l’immagine. Ma per la maggior parte delle persone l’aspetto cammina di pari passo con il risparmio e il giusto prezzo.

C’è da riconoscere che i canali distributivi dei prodotti e degli accessori di moda prevedono una rete molto complessa. Dopo una serie di cambiamenti, ora si cerca di puntare tutto su un rinnovamento del mercato moderno, così da arrivare alla presentazione di catene di negozi o ipermercati e cash-&carry. Tra i mezzi più usati per conquistare il mercato troviamo l’esportazione indiretta tramite importatori locali, oltre alla vendita al dettaglio. Quest’ultimo modo è sicuramente il meno rischioso e soprattutto quello che costa meno, poiché il rischio di fregature va a ridursi grazie all’esperienza del partner locale.

Al momento le importazioni che arrivano dall’Italia riguardano le calzature e la pelletteria, con qualche accenno di intimo e abbigliamento sportivo.

Costruzioni e macchinari

L’edilizia italiana ha da sempre attirato e incuriosito il mercato romeno: ottima è l’attenzione per prodotti come piastrelle in ceramica, marmo, rivestimenti interni ed esterni, PVC, alluminio e molto altro ancora. Il made in Italy è considerato qualitativamente interessante, considerando anche la vicinanza geografica. Resta però un piccolo problema, legato al prezzo, che è considerato troppo alto per il mercato romeno.

Altrettanto interessante è l’inserimento di macchinari italiani, che sono considerati il simbolo di affidabilità e buona tecnica da arte degli operatori del settore. Non è quindi un caso che vi sia voglia investire in questo tipo di realtà, considerando anche che il settore meccanico rappresenta il 20% dell’industria produttiva romena. Per puntare sulla crescita del Paese, si cerca di far fronte a una serie di ritardi importanti, legati al rimborso spese, alle procedure per ottenere le gare di appalto e alla mancata presenza di lavoratori qualificati.

Una volta capito cosa esportare in Romania, l’Italia potrebbe avere quindi un ruolo fondamentale. Soprattuto se consideriamo che nel 2017 è stato il secondo Paese fornitore di macchine, posizionandosi dopo la Germania.

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